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"MIELE DELLA LUNIGIANA "
DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA
Relazione Tecnica
Estensione e limiti della zona di origine


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Il territorio interessato alla produzione, trasformazione, elaborazione e condizionamento del "Miele della Lunigiana" si estende per circa 97.000 ha. della provincia di Massa-Carrara, comprendendo per intero i seguenti Comuni: Aulla, Bagnone, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana, Zeri.
L' areale della zona di produzione è costituito da un unico corpo e corrisponde interamente al territorio dell'attuale Comunità Montana della Lunigiana i cui confini geografici coincidono quasi interamente con quelli costituiti dagli spartiacque montani che delimitano la Lunigiana dalle altre valli limitrofe.
Caratteristiche fisiche e climatiche della Lunigiana
Il paesaggio della Lunigiana è tipicamente montano ed assai articolato.
Gli elementi strutturali dominanti sono rappresentati:
-a Nord ed Est dalla dorsale dell'Appennino tosco-emiliano, che separa la Lunigiana dalla regione padana con rilievi abbastanza alti (quasi 2000 m) e ripidi sul versante lunigianese;
-verso Sud dalla catena delle Alpi Apuane, con montagne abbastanza alte (quasi 2000 m) di natura calcarea;
-ad Ovest dal lembo estremo dell'Appennino ligure, caratterizzato da rilievi dolci e di altezza poco superiore ai 1000 m;
-nella parte centrale della Lunigiana da un ampio bacino intermontano di natura alluvionale con una complicata rete idrografica, di cui il fiume Magra rappresenta l'elemento principale, in cui vanno a confluire tutti i corsi d'acqua del territorio.
La vicinanza della Lunigiana al mare e la complessità del paesaggio montano creano gradienti microclimatici diversificati, con le parti più basse del territorio che risentono, in condizioni di calma di vento e di assenza di copertura nuvolosa, dell'effetto delle inversioni termiche con frequenza di nebbie notturne e spesso persistenti fino alla tarda mattinata, mentre un'ampia fascia collinare, fra i 200 ed i 700 m. gode di un clima assai più mite.
La distribuzione della pioggia è molto irregolare, il periodo più piovoso ricade tra ottobre e maggio, mentre nei mesi estivi gli eventi piovosi sono molto rari.
Nella parte del territorio interessata dai rilievi montuosi si hanno inverni freddi con frequenti precipitazioni nevose e piovose.

Caratteristiche vegetazionali della Lunigiana, con particolare riferimento alle specie di interesse apistico.

In Lunigiana la complessità morfologica e la varietà dei microclimi hanno determinato la presenza di formazioni vegetali molto diverse, che vanno dalla macchia mediterranea xerofila, dove troviamo il Leccio e l'Erica scoparia delle basse colline, alla vegetazione alpina delle vette più elevate dell’Appennino, passando attraverso stadi vegetali intermedi (Roverella, Carpino nero e Cerro) di tipo mesofilo.
L'azione dell'uomo ha accentuato la varietà floristica con interruzioni della copertura boschiva (recupero di spazi per le coltivazioni nei versanti meno ripidi e più soleggiati) e con effettuazione di ripetuti tagli dei boschi, dai quali hanno avuto origine le praterie secondarie oggi presenti.
Attualmente le superfici boschive della Lunigiana ammontano a circa 65.000 ha e costituiscono il 67% del territorio.
Considerando le componenti ambientali importanti per la distribuzione della vegetazione, è possibile distinguere nel territorio lunigianese tre aree principali:

· i fondovalle della conca intermontana;
· le aree collinari dell'Appennino;
· le aree montane dell'Appennino.
In queste aree le specie con importanza apistica risultano diffuse.

Di queste specie soprattutto l'Acacia ed il Castagno hanno assunto una elevata importanza per l'apicoltura.

L'acacia, introdotta in Europa dal Nord America nel XVII secolo, compare in Italia circa 200 anni fa, dove si è diffusa non solo a scopi ornamentali, ma anche forestali divenendo spontanea in tutto il territorio e tendendo a comportarsi come infestante.
In Lunigiana la diffusione dell'acacia si è certamente consolidata sia con la costruzione, negli ultimi anni dell'800, della ferrovia Parma-Pontremoli-Aulla-La Spezia dove era utilizzata come essenza per il consolidamento delle scarpate della sede ferroviaria, sia negli anni '50, utilizzata come pianta di sostituzione nei boschi di castagno devastati dai primi attacchi di cancro corticale.
Attualmente la provincia di Massa-Carrara è fra quelle della Toscana a più alta concentrazione di boschi di acacia.
La superficie ad acacia in Lunigiana ammonta a circa 2.800 ha ed è diffusa nelle zone abbandonate ed ai margini delle aree coltivate. Le api vi bottinano grandi quantità di nettare durante la fioritura, breve ma molto intensa, che avviene in aprile-maggio.

Il Castagno è stato coltivato dal tempo dei Romani fino ai giorni nostri nelle due forme: castagneto da frutto e ceduo; ha rappresentato da sempre un'importante risorsa per le famiglie contadine della Lunigiana: una fonte basilare per l'alimentazione insieme alla possibilità di ricavarne altri prodotti come legname, carbone e tannino. Ed oggi in Lunigiana, anche dopo la notevole contrazione della specie a castagneto da frutto, degli ultimi decenni, che si sono trasformati in bosco, è possibile trovare i segni di questa antica coltura, nelle molte preparazioni tipiche e tradizionali a base di farina di castagne: le lasagne bastarde, la pattona, i bollenti, le frittelle, l' armogliolo e tante altre.
Attualmente, secondo l'inventario forestale della Regione Toscana, la superficie in Lunigiana interessata dal castagno come bosco, governato sia a ceduo che a fustaia, e come castagneto da frutto, in produzione o abbandonato, rimane notevole ed è stimata intorno ai 20.000 ha.
Il Castagno in Lunigiana, diffuso a tutte le quote proprio perché intensamente coltivato in passato e favorito inoltre da una presenza di suoli silicatici, ha assunto così una grande importanza apistica. Le api frequentano il castagno durante il periodo di fioritura che avviene nei mesi di giugno-luglio. Una fioritura, breve ma intensa, che frutta alle api grandi quantità di nettare.
La frequenza di queste due specie in Lunigiana ha quindi orientato nel tempo gli apicoltori soprattutto verso la produzione di mieli di Acacia e di Castagno e di questi due prodotti riportiamo le caratteristiche essenziali e i parametri più importanti risultato degli studi effettuati dall'Università degli Studi di Perugia.
Nel quadriennio 1990-93 sono stati studiati campioni di Miele di Castagno e di Acacia della Lunigiana attraverso analisi fisiche chimiche, organolettiche e melissopalinologiche; per entrambi i due tipi di Miele lo studio conclude:
· la composizione pollinica è molto caratteristica e differenziabile da quella di mieli di acacia e di castagno, già noti, di altre regioni italiane;
· possono essere considerati di ottima qualità e prodotti in un territorio praticamente non inquinato.

MIELE DELLA LUNIGIANA
ACACIA
Caratteristiche organolettiche

Il miele di acacia della Lunigiana si mantiene a lungo liquido e limpido e si presenta quindi in questo stato durante tutto il periodo di commercializzazione.
Può eventualmente presentarsi torbido per la fondazione di cristalli senza tuttavia raggiungere una cristallizzazione completa.
Il colore è molto chiaro, da pressoché incolore a giallo paglierino. L'odore è leggero, poco persistente, fruttato, confettato, simile a quello dei fiori. Il sapore è decisamente dolce, con leggerissima acidità e privo di amarezza. L'aroma è molto delicato, tipicamente vanigliato, poco persistente e privo di retro gusto. La consistenza è sempre viscosa, in funzione del contenuto d'acqua.

Caratteristiche chimico - fisiche
e microscopiche

Le caratteristiche chimico-fisiche peculiari del miele di acacia sono riportate nella tabella n.1. I parametri più importanti sono indicati con un asterisco.
Oltre ai requisiti previsti dalla normativa vigente, il miele della Lunigiana di Acacia presenta le seguenti caratteristiche:
1) contenuto in acqua: non superiore a 18 %
2) contenuto in idrossimetilfurfurale (HMF): non superiore a lO mgi kg al momento delI' invasettamento;
3) contenuto massimo di sostanza insolubile non superiore a 0,1 %

Caratteristiche melissopalinologiche
Il sedimento del miele, si presenta in genere povero di polline sempre appartenente alla prima classe di rappresentatività (fino a 20.000 granuli di polline/IO g di miele), spesso con meno di 10.000 gp/IO g di miele.
Lo spettro pollinico del Miele della Lunigiana di Acacia è rappresentato in fig. 1; è formato dai cosiddetti pollini caratteristici o marcatori di questo tipo di miele uniflorale che sono; robinia pseudoacacia, castanea sativa, fraxinus omus, quercus, erica arborea, cistus, rhinanthus; mentre i pollini rari sono quelli indicati in tabella 2.

 

MIELE DELLA LUNIGIANA
CASTAGNO
Caratteristiche organolettiche

Il miele della Lunigiana di castagno si mantiene per lungo tempo allo stato liquido. Si presenta quindi in questo stato durante tutto il periodo della commercializzazione. Può tuttavia presentare una cristallizzazione molto ritardata e incompleta.
Il colore è ambra scuro, spesso con tonalità rossastra. L'odore è forte e penetrante; il sapore persistente con componente amara più o meno accentuata e retro gusto dai caratteri simili a quelli dell'odore.
Caratteristiche chimico - fisiche e microscopiche
Oltre ai requisiti previsti dalla nonnativa vigente, il miele di castagno presenta le seguenti caratteristiche:
1) contenuto in acqua: non superiore a 18%.
2) contenuto in idrossimetilfurfurale (HMF): non superiore a 10 mg/kg al momento dell'invasettamento;

Caratteristiche chimico - fisiche
Le caratteristiche chimico-fisiche peculiari del miele di castagno sono evidenziate nella tabella n. 3 di seguito riportata. I parametri più importanti sono indicati con un asterisco.

Caratteristiche melissopalinologiche
Il sedimento del miele, si presenta ricco di polline. Appartiene alla In -IV classe di rappresentatività, sempre con un numero di granuli pollinici superiore a 100.000/10 g di miele, con una media di 300.000 gp/10g.

Aspetti agronomici
con particolare riferimento alla influenza sulla produzione di miele in Lunigiana
Il territorio della Lunigiana, per le sue caratteristiche pedologiche ed oro grafiche è sempre stato utilizzato in modo poco intensivo, con conseguenti benefici per la conservazione dell'ambiente naturale.
Negli ultimi trenta anni l'agricoltura è divenuta sempre più estensiva e marginale nell'ambito delle attività produttive, con svantaggi dal punto di vista economico (emigrazione e pendolarità per motivi occupazionali) ma con indubbi benefici per l'integrità dell'ambiente, preservata anche dalla mancanza di uno sviluppo industriale compensativo.
Attualmente solo i territori del fondovalle sono utilizzati per circa un terzo per la presenza di terreni fertili con foraggere, cereali, vigneti ed oliveti.
Le aree collinari e montane sono coltivati solo per il 5-10% con foraggere, cereali, oliveti e vigneti.
Va comunque ribadito che il tipo di agricoltura presente in Lunigiana è a basso consumo di risorse, sostenibile con l'ambiente. L'utilizzo di presidi sanitari e di concimi chimici è assai limitato, come dimostra la forte adesione ai programmi comunitari che prevedono la riduzione degli inputs chimici in agricoltura (Reg. CEE 2078/92).
L'interesse apistico delle piante coltivate, in Lunigiana, è scarsQ sia per la limitata parte di territorio utilizzato, complessivamente poco più di un quinto fra colture agrarie e pascoli, sia, soprattutto, per gli indirizzi colturali prevalenti, che si riducono ad oliveti, foraggere, vigneti e cereali.

Caratteristiche
dell'apicoltura lunigianese

La Lunigiana è un ambiente vocato per l'apicoltura perchè il basso grado di antropizzazione ed il limitatissimo sviluppo industriale hanno preservato le componenti naturali.
L'apicoltura è quindi capillarmente diffusa nel territorio come risulta dalle denunce obbligatorie degli apiari, previste dalle L. R. n° 69/95, con 225 apiari e 4324 arnie per una produzione che supera le 100 tonnellate annue.
Il territorio lunigianese pennette, per l'assenza quasi assoluta di sostanze inquinanti, per la favorevole successione di fioriture e per la presenza di essenze vegetali pregiate, la produzione di miele con caratteristiche qualitative superiori a quelle medie nazionali.
La notevole frequenza di Acacia e Castagno permette la produzione dei mieli corrispondenti con caratteristiche di purezza particolarmente accentuate, che vengono inoltre esaltate da procedimenti di estrazione, lavorazione e confezionamento tradizionali.
La purezza degli aromi e la conformità agli standard di assaggio sono caratteristiche costanti da lungo tempo, come testimoniano i numerosi premi e riconoscimenti ottenuti con regolarità nelle manifestazioni più prestigiose a carattere nazionale.
Nel più importante concorso a carattere nazionale, il "Premio Piana" di Caste l San Pietro Terme (BO), i produttori locali hanno avuto ben 18 attestati di qualità; nella "Rassegna Nazionale del miele" di Montalcino (SI), che si svolge da pochi anni, è stato premiato un miele di Acacia della Lunigiana, che è stato selezionato, in rappresentanza dell'Italia, per la partecipazione ad un concorso internazionale di mieli mediterranei.

In conclusione il miele della Lunigiana merita di essere valorizzato a livello istituzionale per i seguenti aspetti dell'apicoltura:
l) omogeneità del territorio, che pennette una produzione costante con importanti caratteristiche di
unifonnità;
2) ambiente naturale intatto, non compromesso da industrializzazione e da inquinamenti forzati, che
garantisce un prodotto finale completamente sano;
3) presenza di colture spontanee e coltivate (Castagno ed Acacia) ad ampia diffusione, che garantiscono produzioni competitive per le caratteristiche organolettiche e con fioriture tali da consentire sicure produzioni monoflorali;
4) potenzialità di sviluppo del settore, testimoniata dalla diffusa pratica del nomadismo dall'esterno di aziende leader del settore, attirate dalla garanzia di produzioni con caratteristiche superiori per qualità e quantità;
5) indicatori sicuri di tipicizzazione, evidenziati dall'Istituto di Entomologia Agraria di Perugia, che autorizzano a considerare il miele della Lunigiana un "unicum" a livello nazionale.

Consorzio di Tutela
del Miele della Lunigiana D.O.P.


c/o Comunità Montana della Lunigiana
Piazza A. De Gasperi
54013 Fivizzano (MS)
Fax (+39) 0585 790854
P.iva 01106170457


Presidente
Andrea Guidarelli

(+39) 328 7157720
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